Manfredi nacque e visse la sua fanciullezza a Venosa. Era figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia e Signori di Longi dei Duchi di Baviera, sposata dall’imperatore solo poco prima della sua morte e, quindi, pienamente legittimato, malgrado la Curia romana disconoscesse quel vincolo matrimoniale, mossa com’era dal suo profondo odio per la casa di Hohenstaufen.
Studiò a Parigi e a Bologna; dal padre apprese l’amore per la poesia e per la scienza, amore che mantenne da re. Si narra che l’imperatore avesse avuto una particolare predilezione fra tutti i suoi figli verso Manfredi ed Enzo, entrambi nati da relazioni extra-coniugali.

Alla fine del 1248 o all’inizio del 1249, la data è incerta, sposò Beatrice di Savoia, figlia del conte Amedeo IV di Savoia e di Margherita di Borgogna.
ManfredbibelAlla corte di Federico, ebbe probabilmente occasione di frequentare i cantori della Scuola Poetica Siciliana e di scrivere composizioni.

Pur non potendosi paragonare al padre nel mecenatismo delle arti, Manfredi ha lasciato segni e documenti della sua liberale predisposizione nei confronti delle arti e della cultura.

La Bibbia di Manfredi è un codice miniato duecentesco scritto dall’amanuense Johensis: questa bellissima Bibbia – che presenta notevoli influssi dell’arte gotica francese e inglese – fu realizzata a Napoli per lo stesso Manfredi tra il 1250 e il 1258, come attesta la dedica al principe: essa fu di prototipo per altri codici, che si pensa siano usciti da una bottega miniatoria di Napoli attiva per la corte e per l’ambiente universitario. A questa bottega si fa riferire anche il famoso esemplare del De arte venandi cum avibus della Biblioteca Vaticana che è una copia parziale ma splendidamente illustrata del famoso trattato di Federico II, certamente commissionata da Manfredi.